mercoledì 28 ottobre 2015

Presidente Renzi, Ministro Orlando, perchè?



Nella notte tra il 22 e il 23 ottobre scorso, il Governo italiano ha deciso di consegnare Henrique Pizzolato ad alcuni funzionari brasiliani perchè lo prelevassero dal carcere di Modena, in Italia, e lo conducessero in quello di Papuda, in Brasile.
Solo tre giorni prima, il 19 ottobre, "Human Rights Watch" ha pubblicato l'ennesimo rapporto sulle disumane condizioni delle prigioni brasiliane. 
Le prigioni di cui si parla nel rapporto e che si possono vedere qui, sono quelle dello Stato di Pernambuco. Henrique Pizzolato è stato tradotto in un altro carcere, di un altro Stato. Ma il sistema penitenziario è lo stesso.
Ora che Henrique non è più qui e che l'angoscia per le sue condizioni non può avere risposta come avrebbe potuto se fosse rimasto in Italia, a maggior ragione sentiamo il bisogno di chiedere: Presidente del Consiglio Renzi, Ministro della Giustizia Orlando, potete fornire una sola buona ragione, comprensibile al senso di dignità e di giustizia di persone comuni come noi, per giustificare la vostra decisione di consegnare un cittadino italiano, Henrique Pizzolato, a quel sistema penitenziario? L'esito dell'iter processuale italiano, peraltro contraddittorio e pieno di anomalie, non rende conto della vostra scelta, ma fornisce solo una fragilissima garanzia di rispetto delle formalità. La scelta e le motivazioni che sottendono tale scelta sono soltanto vostre: Presidente Renzi, Ministro Orlando, perchè?
(Comitato Giustizia per Pizzolato)

martedì 27 ottobre 2015

Il gioco politico della Corte suprema e gli spettatori catatonici

di Miguel do Rosário. Dal Blog - o cafezinho
Il Brasile guarda lo show quotidiano di orrore delle cospirazioni dei media&giudiziario con una stanchezza catatonica. Il colpo per l’impeachment di Dilma Rousseff è stato sospeso per tempo indeterminato, ma si torna al circo di sempre, con diritto ad un revival penoso di quello che è stato, per così dire, il colpo originario: il giudizio farsa del “mensalão”. Il PT (partito dei lavoratori) ed il governo hanno rifiutato, per paura, tattiche sbagliate e incompetenza politica (molto probabilmente tutte e tre insieme), di costruire una strategia per combattere questo colpo di stato e hanno lasciato che la diffusione della malattia contaminasse l'intero Stato. Ora i pubblici ministeri e giudici vogliono fare giustizia con le proprie mani e, per fare ciò, dispensano prove e creano teorie infarcite dei loro desideri e rancori politici. 

venerdì 23 ottobre 2015

Fini e mezzi



Signor Ministro Orlando, signori funzionari del Ministero della Giustizia, membri del Governo,

l’odissea giudiziaria di un vostro e nostro concittadino, Henrique Pizzolato, si è conclusa nel peggiore dei modi: per lui, per noi e per voi.
Per lui perché appena rientrato in Brasile sarà sottoposto a pressioni psicologiche enormi e probabilmente a forme di violenza, ricatti, ritorsioni dalle proporzioni imprevedibili e su cui nessuno, non certo i consoli italiani o i vostri rappresentanti in Brasile potranno vigilare. A dimostrazione di quanto andiamo sostenendo da mesi, i disordini, le evasioni, gli scioperi, il rischio di rivolta che il carcere di Papuda, carcere in cui sarà trasferito Henrique, sta vivendo in questi giorni danno la misura dell’irresponsabilità della vostra scelta.
Per noi, perché abbiamo visto all’opera quello che solo sospettavamo: lo scollamento della politica dalla realtà delle persone comuni, l’assenza di diritti certi ed esigibili, la discrezionalità politica delle decisioni dei tribunali, il prevalere degli interessi di parte (grandi o meschini che siano) sul diritto e la giustizia.

giovedì 22 ottobre 2015

Ci sentiamo presi in giro

di Luigi Manconi e Cecilia Guerra


Bastava dirlo. Bastava dirlo e si sarebbe risparmiata la mobilitazione, drammaticamente rivelatasi vana, di tante brave persone e di tanti uomini e donne di buona volontà. E si sarebbero risparmiate le petizioni, le interrogazioni, le interlocuzioni con autorità grandi e piccole. Bastava saperlo, che Herique Pizzolato rappresentava la merce di scambio per ottenere l'estradizione in Italia di Pasquale Scotti, già esponente della Nuova camorra organizzata di Raffaele Cutolo. E, infatti, il 21 ottobre, il Supremo tribunale federale brasiliano si è pronunciato a favore dell'estradizione in Italia di Scotti, un latitante condannato a diversi ergastoli per omicidio, estorsione e vari altri reati associativi: e a partire dal giorno successivo (oggi, 22 ottobre), Henrique Pizzolato, detenuto in Italia dove sconta una pena per reati finanziari, può essere inviato in Brasile. Potremmo definirlo "uno scambio ineguale" e siamo costretti a ribadire che la sorte dell'italiano Pizzolato nel circuito penitenziario brasiliano, uno dei peggiori al mondo, è sottoposta a gravissimi rischi. Bastava saperlo, che questo era l'esito già da tempo scritto e ci saremmo messi l'animo in pace. Senza dare immeritato credito alle parole provenienti da alte autorità italiane sulle "incrollabili garanzie a tutela di Pizzolato e dei suoi diritti" e sul fatto che si sarebbe deciso "senza alcuna fretta". Lo si è visto.

mercoledì 21 ottobre 2015

Ministro, è consapevole delle conseguenze della sua decisione?

di Andrea Haas
Da Il Manifesto del 21 ottobre 2015. Mio marito, su Sua decisione, sta per essere estradato in un paese con un sistema carcerario che, come Lei sa, sottopone i detenuti e i loro familiari a condizioni disumane, lesive della loro dignità.


Egre­gio Mini­stro della Giu­sti­zia Andrea Orlando,
mi chiamo Andrea Haas e sono la moglie di Hen­ri­que Piz­zo­lato. Abbiamo avuto modo di incon­trarci durante un suo pas­sag­gio a Sas­suolo, la scorsa estate. Mio marito, su Sua deci­sione, sta per essere estra­dato in un paese con un sistema car­ce­ra­rio che le stesse auto­rità giu­di­zia­rie che lo ammi­ni­strano defi­ni­scono al col­lasso e che, come Lei sa, sot­to­pone i dete­nuti a con­di­zioni disu­mane, lesive della loro dignità e dei loro diritti fondamentali.

martedì 20 ottobre 2015

Salviamo Henrique Pizzolato, la sua vita e i suoi diritti

di Luigi Manconi 
Tra quarantott'ore Henrique Pizzolato potrebbe essere estradato in Brasile. Pizzolato è cittadino italiano, oltre che titolare della cittadinanza brasiliana, e attualmente si trova nel carcere di Modena, dove sta scontando la pena a dodici anni e mezzo di reclusione, inflittagli in Brasile.

lunedì 19 ottobre 2015

La Comunità del Villaggio al Ministro Orlando



Modena, 19 ottobre 2015


Signor Ministro Andrea Orlando,

senza che intervenga prima una sua decisione, è probabile che giovedì prossimo, 22 ottobre, solerti funzionari brasiliani saranno pronti a eseguire il trasferimento di Henrique Pizzolato nel carcere a cui l’avete destinato.
Ancora una volta, come il 23 giugno e come lo scorso 7 ottobre, ci troviamo in un angosciante conto alla rovescia. Anche solo questo balletto di ultimatum e rinvii basterebbe a rivelare l’anomalia del processo di estradizione a cui il Governo sta sottoponendo un suo cittadino e l’indifferenza nei confronti della sua dignità di essere umano.
Ancora una volta tentiamo di esprimerle la preoccupazione che nutriamo per il destino di Henrique e l’amarezza per come il nostro paese e il Governo che l’amministra sta eludendo, “all’ombra della legge”, i suoi fondamentali principi democratici.

venerdì 16 ottobre 2015

Gli avvocati del sindacalista scrivono al ministro Orlando

di Geraldina Colotti

La difesa del sin­da­ca­li­sta italo-brasiliano Hen­ri­que Piz­zo­lato ha inviato alla stampa copia della let­tera indi­riz­zata al mini­stro della Giu­sti­zia Andrea Orlando. La rela­zione dell’avvocato Ales­san­dro Sivelli rias­sume la vicenda di Piz­zo­lato e chiede che venga sospeso il prov­ve­di­mento di estra­di­zione, fis­sato per il pros­simo 22 otto­bre.

martedì 13 ottobre 2015

Prima che sia troppo tardi

Il 9 ottobre i senatori Manconi e Guerra hanno firmato una nuova interrogazione parlamentare diretta al Ministro della Giustizia Orlando.

"Il differimento della estradizione di Henrique Pizzolato, disposto dal ministero della Giustizia, doveva essere l'occasione per una ulteriore riflessione sulle garanzie che il Brasile è in grado di offrire sulle condizioni della sua carcerazione. Ma non sembra proprio così: l'estradizione è stata infatti confermata a partire dal prossimo 22 ottobre. Una volta in Brasile, Pizzolato sarà rinchiuso nell'ala dei vulnerabili della prigione di Papuda. Si tratta di una soluzione provvisoria e precaria.
Il regolamento penitenziario brasiliano, infatti, prevede che la permanenza di Pizzolato nell'ala dei vulnerabili non si dovrà protrarre oltre il 2016: a meno di non violare il suo dritto a passare da un regime chiuso ad un regime aperto. 

Oltretutto, in Brasile, l'esistenza stessa di questa ala è messa in discussione, in quanto è attesa una pronuncia sulla sua costituzionalità, dal momento che riserva ad alcuni detenuti un trattamento privilegiato rispetto ad altri. Infine, il Ministero della Giustizia, animato da una incomprensibile fretta di chiudere il caso, dovrebbe riflettere su quanto scrive un folto gruppo di avvocati brasiliani in un appello rivolto al Presidente del Supremo Tribunale Federale del Brasile, dove sono confermati dubbi sul rispetto dei diritti umani nell’ala dei vulnerabili cui è destinato il Pizzolato. Considerato tutto ciò chiediamo al Ministro Andrea Orlando: davvero pensa di avere garanzie sufficienti sul rispetto dei diritti umani nelle carceri brasiliane, per tutta la durata della pena, per il nostro e suo connazionale Henrique Pizzolato? Se la sente in queste condizioni di assumersi la responsabilità di una estradizione?"


domenica 11 ottobre 2015

Dal Tg3 del 7 ottobre


Mercoledì 7 ottobre, nell'edizione delle 14.20, è andato in onda questo servizio. Finalmente curato e ben fatto (tolta la presentazione di Henrique Pizzolato come di un "imprenditore" italo-brasiliano).


video

sabato 10 ottobre 2015

Interrogazione parlamentare senatori Manconi e Guerra

Interrogazioni orali con carattere d'urgenza ai sensi dell'articolo 151 del Regolamento
GUERRAMANCONI Al Ministro della giustizia 



Premesso che, a quanto risulta agli interroganti:
- con ordinanza del 22 settembre 2015, il Consiglio di Stato ha respinto l'appello del cittadino italo-brasiliano Henrique Pizzolato, detenuto nel carcere di Modena, avverso il diniego del Tar del Lazio di sospendere l'esecuzione del decreto di estradizione dall'Italia in Brasile. A seguito del provvedimento emesso dal Ministero della giustizia il 1° ottobre, la consegna dell'estradando alle autorità brasiliane avrà luogo il primo giorno possibile, a partire dal 7 ottobre 2015;
- il 28 settembre 2015 la procura di Modena, dietro richiesta del Dipartimento per gli affari di giustizia del Ministero, ha dato il proprio nulla osta all'estradizione di Pizzolato, "salva l'operabilità della causa di sospensione dell'estradizione di cui all'articolo 709, comma 1, del cpp., poiché è stato chiesto rinvio a giudizio del Pizzolato, e l'udienza preliminare è stata fissata davanti al GIP per il 14 dicembre 2015";
- il codice di procedura penale stabilisce infatti, all'art. 709, comma 1, primo periodo, che: "L'esecuzione dell'estradizione è sospesa se l'estradando deve essere giudicato nel territorio dello Stato o vi deve scontare una pena per reati commessi prima o dopo quello per il quale l'estradizione è stata concessa";
- l'estradizione di Pizzolato violerebbe il suo fondamentale diritto alla difesa, in un procedimento giudiziario davanti a un tribunale italiano, tutelato dalla nostra Costituzione, che all'articolo 24, secondo comma, recita: "La difesa è diritto inviolabile in ogni stato e grado del procedimento";
- il 1° ottobre, alle ore 22.21, la deputata brasiliana Renata Bueno ha postato sul suo profilo "Facebook" un post, che inizia così: "O advogado do governo da Itália Giuseppe Albenzio comunicou nesta quinta-feira a deputada ítalo-brasileira Renata Bueno que o Ministério da Justiça italiano autorizou a extradição do ex-diretor do Banco do Brasil Henrique Pizzolato, condenado a 12 anos e 7 meses de prisão no processo do mensalão, a partir do próximo dia 7 de outubro. O comunicado já foi assinado e será enviado ao Ministério de Relações Exteriores do Brasil". ("L'avvocato del Governo italiano Giuseppe Albenzio ha comunicato alla deputata italo-brasiliana Renata Bueno che il Ministero della giustizia italiano ha autorizzato l'estradizione dell'ex direttore della Banca del Brasile Henrique Pizzolato, condannato a 12 anni e sette mesi di carcere nel processo del "Mensalao", a partire dal prossimo 7 ottobre"),

si chiede di sapere:
- se il Ministro in indirizzo non ritenga di dovere intervenire con urgenza per sospendere l'estradizione di Henrique Pizzolato, attualmente detenuto nel carcere di Modena, e permettergli di difendersi nel processo penale a suo carico, pendente presso il tribunale di Modena, nel rispetto dell'articolo 24 della Costituzione e dell'art. 709, comma 1, del codice di procedura penale;
- se non ritenga di dovere intervenire in merito al fatto che, per iniziativa a quanto risulta agli interroganti dell'avvocato del Governo italiano, Giuseppe Albenzio, la deputata Bueno abbia saputo e comunicato alla stampa brasiliana la notizia dell'autorizzazione all'estradizione di Pizzolato ad opera del Ministero della giustizia, prima che tale notizia venisse comunicata a Pizzolato stesso e alla direzione del carcere di Modena.

venerdì 9 ottobre 2015

L’onorevole Bueno: la carriera prima dei diritti



Grandi interessi internazionali o meschini interessi di carriera politica? Quali dei due stanno condizionando maggiormente il calvario giudiziario di Henrique Pizzolato? I primi li può intuire chiunque: il contenzioso con lo stato del Brasile per il caso Battisti; la sproporzione tra la forza economica del Brasile e quella dell’Italia; la paura che un conflitto diplomatico metta a repentaglio investimenti e operazioni finanziarie e via di seguito.
Meno percepibili i secondi, che però, insieme all’ottusità delle macchine burocratiche di governi e tribunali, possono fare danni altrettanto gravi. Compreso passare con indifferenza sopra i diritti civili e umani delle persone. Un esempio evidente di quest’ordine di interessi è rappresentato dall’onorevole Renata Bueno.
Renata Bueno è una deputata italo-brasiliana eletta alla Camera nella circoscrizione estera dell’Unione Sudamaericana degli Emigrati Italiani e attualmente membro del Comitato permanente per i diritti umani della Commissione Esteri della Camera.
Non troviamo modo più efficace per mostrare gli interessi di Renata Bueno nel processo di estradizione di Henrique Pizzolato  che "incollare" di seguito alcune sue dichiarazioni, suggerendo di prestare attenzione alle date in cui tali dichiarazioni sono state espresse. Le conclusioni che si possono trarre sono evidenti senza bisogno di grandi commenti.

giovedì 8 ottobre 2015

Balletti



Con un telefax “urgentissimo” firmato dal Direttore generale della giustizia penale Raffaele Piccirillo, arrivato in mano alla stampa Brasiliana prima che ai diretti interessati, il Ministero della Giustizia ha reso operativo il procedimento di estradizione di Henrique Pizzolato. A partire da ieri, mercoledì 7 ottobre, Pizzolato potrà essere consegnato alle autorità brasiliane.
Nel frattempo, dopo i balletti convulsi di ieri, indegni di un paese civile, che davano imminente la partenza di Henrique, poi sospesa (non si sa ancora bene né da chi, né perché), l’eurodeputata Cécile Kyenge ha diretto un’interrogazione all’Alto rappresentante dell’Unione Europea per gli affari esteri e la politica di sicurezza Federica Mogherini.
L'europarlamentare Kyenge ha chiesto infatti di conoscere quali iniziative intende sollecitare l'Unione Europea "per evitare che i cittadini europei attualmente detenuti nelle prigioni europee possano essere estradati in Brasile in violazione dell‘art. 3 della Convenzione europea per la salvaguardia dei diritti dell'uomo e delle libertà fondamentali”.
L’estradizione, secondo la Kyenge, è stata ottenuta "sul presupposto che il signor Pizzolato venga tradotto presso una sezione speciale e protetta dell’amministrazione penitenziaria, denominata "Ala dei vulnerabili", nel carcere di Papuda, in Brasile, dove il detenuto non dovrebbe essere sottoposto a trattamenti inumani".
Secondo l'europarlamentare, però, "risulta che tale struttura carceraria non sia attualmente in funzione e che la sua stessa legittimità sia ancora sottoposta al vaglio del sistema giudiziario brasiliano".
Dello stesso parere la senatrice modenese Maria Cecilia Guerra, una delle più attive a difesa dei diritti di Pizzolato, che insieme al collega Luigi Manconi ha scritto una lettera al presidente della Repubblica Sergio Mattarella per unirsi all’appello già rivolto dall’associazione di volontariato “Carcere e Città” affinché venga disposto un rinvio del provvedimento. 
Se la sospensione dell’estradizione sia arrivata dall’Europa o dal Quirinale quali sono le motivazioni di chi ha stabilito il rinvio non è dato sapere.

Appello al Presidente della Repubblica



Modena, 5 ottobre 2015

All’attenzione del PRESIDENTE della REPUBBLICA ITALIANA


Egregio signor Presidente della Repubblica,
chi Le scrive è un gruppo di cittadini volontari modenesi che fa riferimento all'associazione "Carcere e Città". Da tempo conosciamo e condividiamo il calvario di Henrique Pizzolato e della sua famiglia. Henrique Pizzolato è un cittadino italo/brasiliano attualmente detenuto nell’istituto penitenziario di Modena, con procedimento penale pendente in Italia e con richiesta di estradizione da parte del governo Brasiliano.
Non abbiamo la presunzione di entrare nel merito di una valutazione circa l'innocenza o colpevolezza del sig. Pizzolato, ma piuttosto di ribadire alcune considerazioni, a parer nostro essenziali:

mercoledì 7 ottobre 2015

Non estradate Pizzolato. Appello al presidente Mattarella

di Geraldina Colotti


L’ingiustizia segue il suo corso. Impla­ca­bile. E tra­volge in un mec­ca­ni­smo opaco incu­rante del merito, del diritto e della pie­tas, la vita del sin­da­ca­li­sta italo-brasiliano Hen­ri­que Piz­zo­lato. Dete­nuto nel car­cere di Modena per reati finan­ziari che ha sem­pre negato, Piz­zo­lato viene estra­dato oggi in Bra­sile. Il mini­stro della Giu­sti­zia ha deciso di ese­guire il prov­ve­di­mento senza aspet­tare la deci­sione della Corte euro­pea dei diritti dell’uomo a cui i difen­sori del sin­da­ca­li­sta si erano rivolti. Il sena­tore Luigi Man­coni, che ha seguito il caso insieme alla col­lega del Pd Maria Ceci­lia Guerra, ha gio­cato ieri l’ultima carta uma­ni­ta­ria: ha rivolto un appello urgente al pre­si­dente della Repub­blica Ser­gio Mat­ta­rella, facen­dosi inter­prete di quello sot­to­scritto dai volon­tari dell’associazione "Car­cere e Città".