giovedì 30 aprile 2015

Lettera aperta di una giovane avvocatessa

Quella che segue è la lettera inviata al Presidente della Repubblica, al Presidente del Consiglio e al Ministro della Giustizia da una giovane avvocatessa, Camilla Ovi, impegnata direttamente nel caso giudiziario di Henrique Pizzolato. Non si tratta di una lettera tecnica però, ma di una presa di coscienza che sperava di incontrare anche la coscienza degli uomini di potere che, in questa vicenda, stanno decidendo del destino di Henrique.
L’aspetto più interessante, al di là dei contenuti molto precisi e puntuali, è il coraggio che la motiva, coraggio che si manifesta in un comportamento tutt’altro che rituale e per questo non privo di rischi: i rischi che, per una giovane avvocatessa in carriera, possono venire dal mettere tra parentesi il proprio ruolo e dal parlare con il cuore.

lunedì 27 aprile 2015

Pizzolato ritorna in Brasile: diritti negati un'altra volta


“Pizzolato sarà estradato dall’Italia senza avere ottenuto il diritto costituzionale che gli è stato negato dalla Giustizia brasiliana: il secondo grado di giudizio”, dice Paulo Moreira Leite, giornalista e direttore del Brasil247 di Brasilia. “Difficilmente la fuga in Italia ci sarebbe stata se nell’agosto del 2012, all’inizio del processo, il Supremo Tribunale Federale avesse assicurato a lui, e agli altri accusati nella azione penale n.470, il diritto al secondo grado di giudizio”.


di Paulo Moreira Leite - giornalista brasiliano, è autore del libro “Un'altra storia del Mensalão”
25 aprile 2015

Il ritorno di Henrique Pizzolato non è una scelta utile al Brasile né ai brasiliani. I lettori di questo spazio sanno qual è la mia opinione su questo caso. Sono convinto che il Supremo Tribunale Federale (Corte suprema) ha condannato Pizzolato a 12 anni e sette mesi di carcere senza disporre di prove sufficienti, in quel contesto di persecuzione e spettacolo mediatici che ha segnato il processo dell’azione penale n.470.

giovedì 23 aprile 2015

Una lettera al Ministro della giustizia Andrea Orlando

Egregio Sig.
Ministro Andrea Orlando

Mi chiamo Andrea Haas e mi permetto di scriverLe per esporLe alcune sensazioni, osservazioni e anche fatti che spero possano servirLe a prendere una decisione in favore di mio marito Henrique Pizzolato, in attesa della decisione sulla richiesta di estradizione presentata dal Brasile.

martedì 21 aprile 2015

Le carceri brasiliane: una galleria dell’orrore

E’ in corso in Italia il procedimento estradizionale di Henrique Pizzolato, cittadino italobrasiliano.
Il 12 febbraio 2015, la Corte di Casssazione ha annullato la sentenza della Corte d’Appello  che aveva negato l`estradizione riconoscendo la validità di molte risultanze delle organizzazioni per i diritti umani in merito alle disumane condizioni in cui versano le carceri brasiliane e all’assenza di garanzie per la sicurezza di Pizzolato e dei suoi famigliari.
Non è comprensibile la ragione per la quale la Corte di Cassazione ha deciso di concedere l'estradizione di Pizzolato, perché le autorità brasiliane non sono in grado di garantire né la sua sicurezza, né di nessun detenuto nelle carceri brasiliane.
Il Ministro della Giustizia brasiliano ha dichiarato pubblicamente che “abbiamo un sistema penitenziario medioevale che viola i diritti umani“ e che “preferirebbe morire piuttosto che scontare la pena per anni in un penitenziario brasiliano”.

sabato 18 aprile 2015

L’inferno carcerario del Brasile. Intervista al senatore Sergio Lo Giudice

Il 17 aprile 2015, su Radio Radicale è andata in onda questa intervista al senatore Sergio Lo Giudice realizzata da Diego Galli, redattore dell’emittente Radicale.



Pizzolato è stato arrestato in Italia nel febbraio 2014 ed è stato portato nel carcere di Modena. Il 28 ottobre la Corte d’Appello di Bologna ha negato l’estradizione rilevando il rischio che Pizzolato potesse subire trattamenti disumani e degradanti nelle carceri brasiliane, riconoscendo la validità di molte risultanze dei rapporti di organizzazioni internazionali per i diritti umani in merito alle condizioni in cui versano i penitenziari brasiliani: “una galleria dell’orrore”.

sabato 11 aprile 2015

Doppio gioco


È di qualche giorno fa la richiesta di 21 senatori – tra cui il Senatore Luigi Manconi, Presidente della Commissione Diritti umani del Senato – al ministro Orlando di rifiutare la richiesta di estradizione di Henrique Pizzolato avanzata dal Brasile. La posizione dei senatori è motivata dal principio che l’Italia non può acconsentire che un suo cittadino sconti la pena in un Paese le cui carceri non soddisfino i requisiti di rispetto della dignità della persona, secondo quanto affermato da varie organizzazioni internazionali, tra cui Amnesty International.

giovedì 9 aprile 2015

Lettera inviata dagli avvocati brasiliani al Ministro della Giustizia italiano: NO all’estradizione di Pizzolato

Le argomentazioni giuridiche presentate dagli avvocati brasiliani al ministro italiano si limitano alle “caratteristiche specifiche del processo di estradizione”, volendo significare che ci sono regole determinate da un trattato d'estradizione, che non consente una rivalutazione delle prove che sono state presentate nel giudizio fatto in Brasile. Le argomentazioni presentate dagli avvocati si restringono a dimostrare che, nel giudizio fatto in Brasile, i diritti minimi di difesa di Pizzolato sono stati violati e quest'ultima è una ragione a sostegno del fatto che l'Italia non permetta l' estradizione.
L’immagine: Sandro Botticelli “La calunnia"

domenica 5 aprile 2015

Abbracci nella tempesta

Henrique è stato incarcerato nel febbraio 2014 nella Casa Circondariale di Modena, nota come Sant'Anna, in seguito alla richiesta di estradizione presentata dal Brasile. Ero da sola e dividevo il mio tempo tra lo scrivere freneticamente per riuscire a spiegare all'avvocato italiano perché Henrique fosse stato ingiustamente condannato in Brasile e le visite a Henrique nel carcere di Sant'Anna.
Sei ore al mese costituiscono il tempo concesso a un detenuto perché possa parlare con qualcuno della sua famiglia. Sei ore al mese è il tempo in cui un detenuto può vedere un figlio, una moglie, un padre, una madre. Questo significa per contro che i familiari possono visitare un figlio, un padre, un fratello o il marito detenuto solo 6 ore al mese.
In questo tempo d'afflizione ho scoperto quanto un abbraccio sia importante e quanto mi mancasse.

venerdì 3 aprile 2015

Malagiustizia - domani potrebbe succedere a te

Questa è una frase che ho trovato su Facebook.
In Brasile non c'è la parola "malagiustizia". In Brasile la malagiustizia esiste....
Il fatalismo contenuto nella frase "domani potrebbe succedere a te" mi colpisce molto. O meglio, colpisce molto Henrique, perché ha sperimentato quanto sia vera. Nessuno può dirsi sicuro di non essere la “prossima vittima” della malagiustizia.
Ma cos’è la "malagiustizia"?
Non posso rispondere per tutti coloro che in questo mondo sono vittime della malagiustizia, ma so rispondere per il caso di Henrique.